Tetti agli alunni stranieri nelle scuole italiane

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Documento di policy · 22 settembre 2026

Evidenze e un’alternativa di sostegno linguistico integrativo

In sintesi

Un tetto rigido basato sulla cittadinanza è un indicatore debole del bisogno educativo. Una soluzione migliore combina una pianificazione flessibile delle iscrizioni, un sostegno in italiano durante l’orario scolastico, fondato su un bisogno accertato, e poli di alfabetizzazione gratuiti e volontari, il sabato o durante le vacanze, aperti a qualsiasi alunno ne abbia bisogno.

Sintesi

L’obiettivo è legittimo: ogni classe ha bisogno di condizioni in cui i docenti possano insegnare, gli alunni possano partecipare in italiano e i bambini appena arrivati possano integrarsi rapidamente. La questione controversa è se una percentuale fissa di alunni senza cittadinanza italiana sia un modo efficace ed equo per raggiungere questo obiettivo.

  • Il tetto nazionale annunciato sarebbe del 30 per cento, ma alla data di riferimento il testo normativo definitivo e le relative deroghe non erano ancora stati fissati. Dal 2010 l’Italia dispone già di un’indicazione amministrativa flessibile, secondo cui la quota non dovrebbe «di norma» superare il 30 per cento. [1–2, 4]
  • La cittadinanza misura male il bisogno linguistico. Secondo gli ultimi dati disponibili, circa 931.000 alunni erano privi di cittadinanza italiana, ma circa il 65 per cento era nato in Italia. Molti parlano l’italiano fluentemente; alcuni cittadini italiani possono invece avere bisogno di un sostegno intensivo all’alfabetizzazione. [2–3]
  • Le evidenze OCSE non individuano una soglia universale di presenza di alunni immigrati oltre la quale l’apprendimento peggiori. I risultati sono legati più strettamente alla scolarizzazione pregressa, allo svantaggio socioeconomico, alla competenza linguistica, alla qualità dell’insegnamento e alla concentrazione di bassi livelli di rendimento. [7–9]
  • Un tetto può aiutare un comune a segnalare composizioni di classe particolarmente impegnative, ma una regola rigida può spostare alunni, allungare i tragitti, separare fratelli e sorelle, stigmatizzare bambini radicati da tempo e lasciare irrisolto il vero problema linguistico.
  • Un’offerta volontaria nel fine settimana è credibile solo come istruzione aggiuntiva, mai come sostituto dell’accesso quotidiano al curricolo ordinario. Il modello più solido è gratuito, per piccoli gruppi e affidato a docenti qualificati, con trasporto, pasti, coinvolgimento delle famiglie e stretto coordinamento con l’insegnante di classe dell’alunno. [8–9]
  • Il Canada offre elementi utili di progettazione (sostegno linguistico nelle classi ordinarie, operatori di accoglienza nelle scuole, programmi pomeridiani e di comunità, corsi di lingua per adulti nel fine settimana), ma non un sistema nazionale generalizzato di scuole separate di inglese o francese nel fine settimana per bambini immigrati. [10–15]

Ambito e terminologia

Questo documento esamina il tetto proposto nelle scuole e un’alternativa integrativa di sostegno linguistico e all’alfabetizzazione. Non analizza le norme sulla copertura del volto, che sollevano questioni distinte di comunicazione, sicurezza, uguaglianza e libertà religiosa e vanno considerate separatamente.

L’espressione «alunno straniero» può nascondere più di quanto riveli. Dove conta lo status giuridico, il documento usa «alunno senza cittadinanza italiana». Dove è in gioco l’istruzione, usa le categorie più precise di «alunno neoarrivato», «alunno che apprende l’italiano come seconda lingua» e «alunno con un bisogno di alfabetizzazione accertato». Questi gruppi si sovrappongono, ma non sono intercambiabili.

La questione in Italia

Che cosa si propone

Il 20 settembre 2026 il governo ha annunciato misure volte a limitare la quota di alunni stranieri in ciascuna classe. Secondo le cronache si tratterebbe di un tetto del 30 per cento, mentre il trattamento dei cittadini dell’Unione europea, dei bambini nati o scolarizzati in Italia e degli alunni con una buona padronanza dell’italiano potrebbe essere ancora definito nel dettaglio. Poiché il testo definitivo non era disponibile alla data di riferimento, il documento valuta l’impianto della misura senza pretendere certezze su ogni deroga. [1–2]

La proposta non parte da zero. La Circolare ministeriale n. 2 del 2010 stabiliva già che gli alunni senza cittadinanza italiana non dovessero «di norma» superare il 30 per cento in una classe, consentendo di innalzare o ridurre la soglia in base alla competenza linguistica, ai percorsi di integrazione e alle condizioni locali. Il cambiamento concreto oggi in discussione riguarda dunque il grado di rigidità, di vincolatività e di uniformità nazionale. [4]

L’Italia dispone già di un canale di sostegno linguistico

La Legge 29 luglio 2024, n. 106, ha introdotto un meccanismo più mirato sul piano educativo. Dall’anno scolastico 2025–26, e nei limiti delle risorse disponibili, le scuole possono ricevere docenti abilitati all’insegnamento dell’italiano come seconda lingua quando la soglia di legge del 20 per cento è raggiunta da alunni neoiscritti e da alunni con competenze valutate inferiori al livello A2. Lo stesso quadro di riforma sostiene anche attività di potenziamento linguistico al di fuori del normale orario delle lezioni. [5–6]

Distinzione chiave

Un tetto del 30 per cento basato sulla cittadinanza stabilisce chi può sedere in aula. Una soglia di sostegno linguistico indirizza capacità didattica aggiuntiva verso gli alunni e le classi che ne hanno bisogno. Solo il secondo meccanismo migliora direttamente l’alfabetizzazione.

Valutazione di un tetto fisso

Il punto di vista sociale

Un tetto può rassicurare le famiglie che nessuna scuola sarà lasciata sola a gestire un rapido cambiamento demografico. Può anche spingere i comuni a condividere le responsabilità all’interno di una rete locale, invece di lasciare che poche scuole diventino, per inerzia, centri di accoglienza. Sono benefici sociali reali quando la misura è usata come segnale di pianificazione ed è accompagnata da risorse.

I costi sociali crescono quando il criterio è la cittadinanza anziché il bisogno. Un bambino nato a Bologna, che parla l’italiano come prima lingua ma è in attesa della cittadinanza, può rientrare nel conteggio; un cittadino italiano arrivato da poco dall’estero, che ha bisogno di un sostegno intensivo in italiano, può restarne fuori. Un’esclusione fondata su un’etichetta generica può comunicare che un bambino è un peso anziché un membro della comunità scolastica. Può anche incoraggiare scelte residenziali o scolastiche strategiche da parte delle famiglie e spostare lo svantaggio da un quartiere all’altro invece di ridurlo.

Il punto di vista dell’integrazione

L’integrazione richiede sia un contatto significativo sia l’accesso alla lingua dell’insegnamento. Distribuire gli alunni può talvolta ampliare il contatto con coetanei italofoni, ma mescolarli sul territorio non è di per sé un metodo didattico. Se un bambino appena arrivato viene trasferito in un’altra scuola senza un sostegno linguistico qualificato, la misura ha cambiato l’indirizzo della difficoltà, non la difficoltà.

Al contrario, concentrare in una classe molti alunni con poca conoscenza dell’italiano e una scolarizzazione pregressa limitata può gravare pesantemente sui docenti e ridurre le occasioni di interazione linguistica spontanea. La variabile rilevante è quindi il profilo della classe in termini di competenza linguistica, scolarizzazione interrotta e svantaggio educativo, non la sola nazionalità. Una politica di integrazione dovrebbe puntare a una rapida partecipazione alla classe ordinaria, con un sostegno temporaneo, aggiuntivo e ben coordinato. [8–9]

Il punto di vista pratico

Una percentuale nazionale rigida si scontra con la geografia locale. In un comune o in un bacino d’utenza in cui oltre il 30 per cento dei bambini è privo di cittadinanza italiana, rispettarla può richiedere trasporti in pullman, lunghi tragitti, fratelli separati, nuove classi o il rifiuto dell’iscrizione nella scuola più vicina. Nei piccoli centri può non esistere un’alternativa realistica. Nelle grandi città, le scuole con posti disponibili possono già affrontare altre forme di svantaggio.

Anche la gestione amministrativa diventa conflittuale: a quale data si accerta la cittadinanza, come si contano i doppi cittadini, quali deroghe si applicano, che cosa accade quando un alunno arriva a metà anno, chi paga il trasporto? Un sistema basato sulle competenze ha i suoi costi (valutazione, personale formato, protezione dei dati), ma quei costi comprano informazioni utili a orientare la didattica. Contare le cittadinanze è più semplice; è però semplice nella dimensione sbagliata.

Che cosa le evidenze possono e non possono sostenere

PISA 2022 mostra che alcuni sistemi riescono a coniugare un’alta percentuale di studenti immigrati con buoni risultati medi; Canada e Svizzera ne sono esempi di rilievo. Nel confronto tra paesi, il background migratorio in sé non determina un rapporto semplice e generalizzato con risultati più bassi. La lingua parlata in casa e la condizione socioeconomica spiegano parti consistenti dei divari osservati, anche se il quadro varia da paese a paese. [7]

Ciò non significa che la composizione della classe non conti mai. Il rendimento dei compagni, la povertà concentrata, l’instabilità e il numero di alunni che richiedono contemporaneamente un aiuto intensivo possono incidere sull’insegnamento. Significa che la ricerca non fornisce una cifra universale scientificamente validata (del 30 per cento o di qualsiasi altro valore) fondata sul passaporto. Una soglia può essere una convenzione gestionale, ma non dovrebbe essere presentata come una legge dell’efficacia educativa. [7–9]

Confronto tra le opzioni

OpzioneContributo potenzialeLimite principaleValutazione
Tetto rigido del 30 per cento basato sulla cittadinanzaPuò distribuire le iscrizioni tra le scuole e offre una regola visibile.Classifica male il bisogno; difficile da applicare nelle aree ad alta presenza; può stigmatizzare o spostare gli alunni; non insegna l’italiano.Sconsigliato come strumento principale.
Soglia flessibile di pianificazioneSegnala le classi con bisogni linguistici o di accoglienza insolitamente elevati e consente un riequilibrio a livello di rete.Richiede valutazioni trasparenti, capacità locale e deroghe documentate.Utile come salvaguardia se basata soprattutto sul bisogno educativo.
Sostegno quotidiano in italiano L2 a scuolaMigliora direttamente l’accesso al curricolo e sostiene il docente di classe.Richiede personale qualificato, continuità e un’attenta organizzazione dell’orario.Intervento centrale e prima priorità di finanziamento.
Polo volontario di alfabetizzazione il sabato o nelle vacanzeAggiunge tempo senza sottrarre gli alunni alle lezioni ordinarie; può includere il sostegno ai genitori.Adesione volontaria, stanchezza, ostacoli legati al trasporto e rischio di etichettatura etnica.Integrazione promettente se gratuita, mirata e valutata.

Che cosa fanno davvero gli altri paesi

Le pratiche internazionali sono più varie, e più fondate sul bisogno, di quanto suggerisca l’espressione «scuola del fine settimana per stranieri». Il filo comune è un sostegno linguistico aggiuntivo collegato all’istruzione ordinaria, non un sistema parallelo e separato organizzato per nazionalità.

PaeseChe cosa faLezione per l’Italia
CanadaL’istruzione è di competenza provinciale. Le scuole forniscono in genere il sostegno in inglese o in francese all’interno di classi ordinarie adeguate all’età. Il programma federale Settlement Workers in Schools mette in contatto le famiglie neoarrivate con programmi scolastici, pomeridiani e di comunità. I corsi federali gratuiti LINC/CLIC possono svolgersi nel fine settimana, ma sono destinati agli adulti che ne hanno diritto.Usare figure di raccordo tra scuola e famiglia, partenariati con la comunità e orari flessibili. Non citare il Canada come esempio di un sistema generalizzato di scuole di lingua del fine settimana per bambini immigrati.
QuébecI centri di servizi scolastici devono organizzare servizi di accoglienza e di integrazione linguistica, scolastica e sociale in base al bisogno accertato. La francisation per adulti è disponibile a tempo parziale, anche la sera o nel fine settimana.Basare il sostegno agli alunni sulla competenza e sul percorso scolastico; affiancarlo a un percorso linguistico facoltativo per i genitori.
FranciaIl programma OEPRE offre ai genitori di alunni allofoni neoarrivati corsi volontari e gratuiti, organizzati a scuola, di francese e di orientamento al sistema scolastico, con orari adattati alle famiglie.Attivare in parallelo un modulo per i genitori, perché le famiglie possano comunicare con la scuola e sostenere l’apprendimento a casa.
Slovenia e AustriaLe analisi OCSE descrivono lezioni integrative di sloveno prima o dopo la scuola e campi linguistici estivi gratuiti a Vienna e Linz, affiancati all’istruzione ordinaria.Usare brevi blocchi intensivi nelle vacanze e attività informali per sostenere la lingua dello studio, la fiducia e il senso di appartenenza.
Paesi BassiLe scuole ricevono risorse mirate per affrontare lo svantaggio linguistico e possono organizzare attività di recupero o di coaching linguistico.Indirizzare i fondi verso lo svantaggio misurato e la capacità delle scuole, invece di affidarsi a un tetto per nazionalità.
ItaliaL’indicazione del 2010 è flessibile, mentre la Legge 106/2024 prevede l’assegnazione di docenti di italiano L2 legata allo status di neoarrivato e alla bassa competenza, oltre a margini per attività di rinforzo extracurricolari.Partire dalla normativa esistente, finanziarla pienamente e valutarne l’attuazione prima di creare una regola parallela e rigida.

Un polo integrativo di lingua e alfabetizzazione

Un programma nel fine settimana è un’alternativa credibile?

Sì, se è concepito come tempo di insegnamento aggiuntivo per un bisogno accertato e non come una «scuola per stranieri» separata. Le analisi OCSE sostengono un insegnamento linguistico continuativo, il lavoro in piccoli gruppi, docenti formati nella seconda lingua e il coordinamento tra insegnamento linguistico e disciplinare. Mettono anche in guardia contro una separazione prolungata dalle classi ordinarie. Le sessioni del sabato e delle vacanze possono quindi aggiungere valore, ma devono rafforzare il sostegno quotidiano, non sostituirlo. [8–9]

La versione italiana più solida sarebbe una rete pubblica di «Poli per la lingua italiana e l’apprendimento», ospitati da scuole ordinarie. L’accesso dipenderebbe da una valutazione, adeguata all’età, dell’italiano orale, della lettura, della scrittura, del lessico dello studio e della scolarizzazione pregressa. L’offerta dovrebbe essere aperta anche ai cittadini italiani con bisogni di alfabetizzazione analoghi. Così l’intervento diventa più mirato e si riduce lo stigma di un programma etichettato per nazionalità.

Modello operativo proposto

ElementoImpostazione raccomandata
FinalitàAccelerare l’accesso al curricolo ordinario; rafforzare lettura, scrittura e italiano dello studio; sostenere il senso di appartenenza e il coinvolgimento delle famiglie.
Criteri di accessoSegnalazione del docente o richiesta della famiglia, seguita da una valutazione diagnostica adeguata all’età. Priorità agli alunni neoarrivati, agli alunni sotto il livello A2 ove applicabile e agli alunni con scolarizzazione interrotta. La cittadinanza non è il criterio.
FormatoParametro della sperimentazione: una sessione di tre ore il sabato per 10–12 settimane, con un blocco intensivo facoltativo nelle vacanze o in estate. L’intensità va verificata, non presunta.
Dimensione dei gruppiPiccoli gruppi, indicativamente di 8–12 alunni, organizzati per età e bisogno didattico, non per nazionalità.
InsegnamentoUn docente qualificato di italiano L2 guida un insegnamento esplicito della letto-scrittura e della lingua dello studio, collegato al curricolo che l’alunno sta seguendo. Un tutor o un mediatore culturale sostiene l’esercitazione e il contatto con la famiglia.
IntegrazioneIncludere progetti collaborativi, arte, sport o uscite sul territorio con coetanei italofoni. Mantenere gli alunni nella propria classe durante la settimana e coordinarsi ogni settimana con i docenti di classe.
FruibilitàPartecipazione gratuita, sostegno per il trasporto locale, un pasto semplice, sedi accessibili e contatto diretto con le famiglie. La partecipazione è volontaria, ma le famiglie che accettano un posto si impegnano a una frequenza regolare per l’intero ciclo.
FamiglieOffrire in contemporanea una sessione per i genitori su italiano pratico, piattaforme digitali della scuola, frequenza, valutazione e comunicazione con i docenti, sulla base delle esperienze francese e canadese.
GaranzieNessun effetto su iscrizione, assegnazione alla classe o voti; nessun percorso permanente; rivalutazione periodica e uscita dal programma quando l’alunno può partecipare efficacemente senza sessioni aggiuntive.

Rischi e contromisure

RischioContromisura
Bassa adesione delle famiglie più bisognoseFinanziare trasporto e pasti; ricorrere ai mediatori scolastici; consentire sia la richiesta della famiglia sia la segnalazione del docente; monitorare la partecipazione per quartiere, genere e bisogno.
Distorsione da selezione nella valutazioneSe la domanda supera i posti, usare un sorteggio trasparente o un’estensione graduale; altrimenti usare alunni di confronto abbinati e riportare le differenze di partenza.
Stanchezza e tempo sottratto alla famigliaPrevedere cicli limitati, lavori per progetti coinvolgenti e opzioni nelle vacanze; chiedere ad alunni e famiglie quanto pesi l’impegno; evitare che la frequenza del sabato diventi indefinita.
Stigma o segregazioneAprire il programma in base al bisogno di alfabetizzazione accertato, usare sedi scolastiche pubbliche ordinarie, alternare attività con i coetanei e non presentarlo mai come una scuola per stranieri.
Scarsa qualità dell’insegnamentoRichiedere competenze in italiano L2, programmazione condivisa, didattica per piccoli gruppi basata sulle evidenze e supervisione; non affidarsi principalmente a volontari non formati.
L’offerta del fine settimana sostituisce il sostegno nei giorni ferialiVincolare le risorse per il sostegno linguistico quotidiano a scuola e trattare le sessioni extra come aggiuntive. Registrare entrambe le forme di sostegno nel piano di apprendimento di ciascun alunno.

Le misure raccomandate

  1. Non usare la cittadinanza come principale soglia educativa. Se si mantiene un limite nazionale, farne una soglia di pianificazione derogabile con motivazione, non una regola di esclusione automatica. Dare peso prioritario alla competenza in italiano accertata, all’arrivo recente, alla scolarizzazione pregressa e alla capacità di sostegno disponibile.
  2. Attuare pienamente le disposizioni esistenti sull’italiano L2. Pubblicare dati trasparenti su classi aventi diritto, posti finanziati, posti vacanti, ore erogate e progressi degli alunni ai sensi della Legge 106/2024. Un diritto previsto dalla legge, senza personale qualificato, non cambierà la pratica in classe.
  3. Pianificare le iscrizioni a livello di reti scolastiche locali. Comuni e uffici scolastici regionali dovrebbero mappare bisogni e capacità, coordinare le iscrizioni, evitare che una singola scuola sostenga un carico irragionevole e documentare le deroghe dove la geografia rende impraticabile la redistribuzione.
  4. Sperimentare poli volontari di lingua e alfabetizzazione. Finanziare per due anni scolastici un’offerta pubblica del sabato e delle vacanze in distretti selezionati ad alto bisogno. Renderla gratuita, basata sul bisogno e collegata alla classe ordinaria di ciascun alunno, con una componente parallela per i genitori dove vi sia domanda.
  5. Valutare prima di estendere a livello nazionale. Definire in anticipo gli esiti, pubblicare i dati di attuazione e di costo e confrontare i progressi con quelli di alunni simili a cui non è ancora stato offerto un posto. Estendere solo i modelli che migliorano l’apprendimento senza danneggiare frequenza, benessere o partecipazione alla vita della scuola ordinaria.

Quadro di sperimentazione e valutazione

Una sperimentazione biennale permetterebbe all’Italia di rispondere a una domanda pratica che gli esempi internazionali da soli non possono risolvere: se un modello volontario del sabato aggiunga abbastanza apprendimento da giustificarne il costo e il carico per le famiglie nel contesto scolastico italiano.

ComponenteRequisiti minimi
SediUn insieme diversificato di reti scolastiche urbane, periferiche e di piccoli comuni con bisogni documentati di italiano L2. Evitare di selezionare solo le scuole meglio organizzate.
Rilevazione inizialeCompetenza orale in italiano, comprensione della lettura, un campione di scrittura, lessico dello studio, scolarizzazione pregressa, frequenza, rendimento e senso di appartenenza dell’alunno.
Indicatori di attuazioneOre offerte e frequentate, dimensione dei gruppi, qualifiche dei docenti, allineamento al curricolo, contatti con le famiglie, uso del trasporto e costo per alunno.
Esiti primariVariazione nella lettura e nella scrittura adeguate all’età e progressi nella competenza in italiano dopo un ciclo e dopo 12 mesi.
Esiti secondariFrequenza della scuola ordinaria, rendimento nelle discipline, ripetenze o passaggi di classe, senso di appartenenza, stigma percepito, coinvolgimento dei genitori e carico di lavoro dei docenti.
ConfrontoRandomizzazione tramite lista d’attesa in caso di domanda eccedente, oppure estensione graduale con alunni di confronto abbinati. Analizzare partecipazione e abbandoni, perché la frequenza volontaria non venga scambiata per effetto del programma.
Regola decisionaleProseguire o estendere solo se i guadagni sono significativi sul piano educativo, l’accesso è equo e il modello integra il sostegno nei giorni feriali anziché sostituirlo.

Conclusione

Il dibattito viene spesso presentato come una scelta tra concentrazione illimitata e tetto rigido. È una falsa alternativa. L’Italia può evitare che le scuole siano sovraccaricate con misure che seguono il problema educativo più da vicino di quanto faccia la cittadinanza.

L’approccio più difendibile è un insieme di misure combinate: pianificazione flessibile delle iscrizioni a livello di rete; valutazione rapida e ripetuta dell’italiano e degli apprendimenti pregressi; insegnamento qualificato dell’italiano L2 a scuola; poli integrativi volontari per gli alunni che hanno bisogno di più tempo. Canada, Francia e altri sistemi europei offrono tasselli utili, ma nessuno elimina la necessità di una sperimentazione italiana con una valutazione trasparente. L’obiettivo non dovrebbe essere né la dispersione fine a se stessa né la separazione in un sistema parallelo. Dovrebbe essere una partecipazione più rapida e più piena alla comunità scolastica ordinaria.

Nota metodologica

Si tratta di una valutazione strutturata delle politiche, non di una meta-analisi causale. Il documento distingue evidenze descrittive, pratiche comparate e parametri proposti per la sperimentazione. I riferimenti al Canada separano i programmi per gli alunni in età scolare dai corsi per adulti LINC, CLIC e di francisation; gli orari nel fine settimana del sistema per adulti non vanno considerati prova di un modello esistente di scuola del fine settimana per bambini.

Fonti

Il documento si basa su informazioni pubbliche disponibili al 22 settembre 2026. Le descrizioni normative sono fornite a fini di analisi delle politiche e non costituiscono consulenza legale.

  1. Italy to ban veils in schools, limit foreign students per class, Meloni says. Reuters, 20 settembre 2026. Link ↗
  2. Meloni, tetto del 30% di stranieri nelle classi. RaiNews, 20 settembre 2026. Link ↗
  3. Scuola, tornano in classe oltre 930 mila alunni con cittadinanza non italiana. Portale Integrazione Migranti, settembre 2026. Link ↗
  4. Circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010, riprodotta negli atti parlamentari. Senato della Repubblica, 2010. Link ↗
  5. Legge 29 luglio 2024, n. 106, di conversione del decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71. Gazzetta Ufficiale, 30 luglio 2024. Si veda l’articolo 11. Link ↗
  6. Dossier parlamentare sul sostegno linguistico in italiano per gli alunni stranieri. Senato della Repubblica, 2024. Link ↗
  7. PISA 2022 Results Volume I, Immigrant background and student performance. OCSE, 2023. Link ↗
  8. The Road to Integration, Provide comprehensive language support. OCSE, 2023. Link ↗
  9. Immigrant Students at School, Easing the Journey towards Integration. OCSE, 2015. Link ↗
  10. Services for newcomer youth. Immigration, Refugees and Citizenship Canada, pagina web. Link ↗
  11. Evaluation of the Settlement Workers in Schools Initiative. Immigration, Refugees and Citizenship Canada, 2017. Link ↗
  12. Language classes funded by the Government of Canada. Immigration, Refugees and Citizenship Canada, pagina web. Link ↗
  13. Accueil et intégration des élèves issus de l’immigration. Gouvernement du Québec, pagina web. Link ↗
  14. Apprendre le français. Gouvernement du Québec, pagina web. Link ↗
  15. Meeting the needs of English language learners. Government of Ontario, pagina web. Link ↗
  16. Ouvrir l’École aux parents pour la réussite des enfants. Ministère de l’Éducation nationale, Francia, 2025. Link ↗
  17. Tackling language disadvantage at primary school. Government of the Netherlands, pagina web. Link ↗
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